In ricordo di Agostino Pirella

Lo psichiatra Agostino Pirella, protagonista della rivoluzione psichiatrica italiana e presidente onorario di Psichiatria Democratica, è mancato il 30 ottobre a Torino all’età di 86 anni. Lo ricordiamo con uno scritto di Anna Di Mascio, Responsabile Legacoopsociali Piemonte e portavoce del Forum del Terzo Settore in Piemonte.

 

Mi è stato chiesto di scrivere in memoria del Prof. Agostino Pirella. Ho avuto il privilegio di lavorare con lui , a Collegno negli anni del superamento degli Ospedali Psichiatrici di Torino. Mi ha stupito leggendo gli articoli a lui dedicati, che si parlasse così poco della sua esperienza a Torino, anzi a Collegno e Grugliasco, per essere più precisi. Il prof. Agostino Pirella, dopo le esperienze che hanno preceduto la 180, venne chiamato dall’allora Consiglio di Amministrazione dell’Opera Pia degli OOPP , ad assumere la Sovraintendenza degli OOPP di Collegno e Grugliasco, comuni limitrofi all’area metropolitana della Città di Torino. Era il 1980 , Franco Basaglia stava giungendo al termine della sua vita e carriera professionale e il Prof. Pirella , dopo la importante esperienza di superamento del manicomio di Arezzo , fu chiamato a Torino, dall’allora Consiglio di Amministrazione e in particolare da Andrea Prele e Sandro Guiglia, ad assumere il ruolo di Sovraintendente degli OOPP di Torino. Erano anni di grande fermento sociale e culturale ,e Agostino Pirella era consapevole che la sfida che la 180 presentava, dopo le esperienze “dall’ospedale al territorio” nelle piccole città, si sarebbe dovuta affrontare nelle nostre metropoli.

Nel 1981, su Psichiatria/Informazione (Rivista dell’ASSOCIAZIONE LOTTA CONTRO LE MALATTIE MENTALI) scriveva:

“Siamo in un momento difficile per la riforma. Se ne esce con un salto di qualità, scegliendo bene il campo di intervento. Il tempo delle piccole esperienze è finito. Oggi, o si vince con risposte valide per tutti, o è il ripiegamento su tutta la linea. Vorrei riaffermare che il mio impegno è in questa direzione, e che Torino può essere un momento importante della linea complessiva. La Torino della FIAT, la Torino che, dopo aver sofferto il trauma della crescita disordinata e tumultuosa, ( di cui porta ancora segni visibili e concreti) deve sapersi organizzare come città vivibile, come matrice di nuova cultura, nella consapevolezza che la produzione sociale della coppia follia/emarginazione non è estranea al proprio specifico sviluppo”.

La Città di Torino era allora guidata da Diego Novelli, e quella fu una stagione di grande innovazione sociale, e all’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte sedeva Sante Bajardi, che diede incarico al Prof. Pirella di assumere la Direzione della Salute Mentale in Regione Piemonte. Agostino Pirella era un medico-psichiatra e un intellettuale lucido e appassionato che criticava profondamente quegli psichiatri i cui poteri professionali si esercitavano senza alcun rispetto dei diritti degli internati.

Se il superamento degli Ospedali Psichiatrici di Torino fu una esperienza importante portatrice di speranza , possibilità e nuove occasioni di vita per i degenti e gli ex degenti, come molte testimonianze raccontano, lo dobbiamo anche al Prof. Pirella. Quando nel 1992 scrisse l’introduzione al libro de La Nuova Cooperativa “ Volevamo soltanto cambiare il mondo” intitolò l’articolo : “ dal sistema psichiatria al campo sociale”, per segnare quella traiettoria e percorso che portava dal dentro al fuori , dove per sistema psichiatria si intendeva il sistema manicomiale.

“Favorite dalle nuove norme per il superamento delle strutture manicomiali , si andavano realizzando esperienze di autonomia a molti livelli, che possono essere interpretate contemporaneamente come crisi del sistema psichiatria , aggiornamento del residuo arcaico dell’istituzione e ingresso nel campo sociale di un nuovo soggetto”.

Era lui stesso nel suo ruolo di Sovraintendente e Direzione del processo di superamento a favorire quelle norme, ponendo la sua firma sugli atti amministrativi . Il Prof. Pirella ebbe un ruolo fondamentale nel supportare la discesa in campo di un nuovo soggetto sociale: La Nuova Cooperativa , cooperativa integrata, di soci (ex degenti) lavoratori, e altre cooperative che in mezzo a difficoltà e contraddizioni sono state l’asse portante del superamento degli Ospedali psichiatrici di Torino, i cui operatori e imprenditori sociali sono stati portatori di una cultura che si contrapponeva all’istituzione totale “manicomio” e sosteneva i diritti “negati” delle persone. I nostri slogan di allora, condivisi da tutti noi che si incontravano dalla parte di chi voleva superare e cancellare l’esperienza manicomiale erano “casa, lavoro, appoggio terapeutico”. Il Coordinamento Comunità, il Centro Sociale Franco Basaglia, il Progetto handicap, a Grugliasco l’Associazione Primavera “85 , Stalker Teatro, tante le esperienze realizzate.

Grazie alla presenza e nascita di cooperative che dopo il 1991 con la legge 381, si definiranno sociali , che Pirella sostenne insieme all’allora Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, e alla Città di Torino, si poté operare quel rovesciamento del paradigma della follia che vedeva il matto come persona pericolosa, da isolare, da contenere, emarginare e non invece da “curare” con rispetto e attenzione fuori dai “muri”. Le cooperative sociali di Torino, La Nuova Cooperativa, Il Margine, Il Sogno di Una Cosa, Chronos, Progest, Progetto Muret, ed anche la Cooperativa Stalker Teatro tuttora vive e presenti in città, ancora possono testimoniare questa storia. Tante altre esperienze di cooperative sociali, associazioni di utenti, di Enti di Terzo Settore come si dice oggi, sono nate e si sono orientate e continuano a seguire quella traiettoria, dal “sistema psichiatria al campo sociale”.

Alla luce di cosa sta succedendo oggi in Piemonte sulla nuova riorganizzazione per la residenzialità psichiatrica, che vede un forte conflitto tra le cooperative sociali, le Associazioni dei familiari e parenti psichiatrici, i Comuni da una parte e la Regione Piemonte con il suo Assessorato alla Sanità dall’altra, concludo questa riflessione con quest’ultimo pensiero, che è un invito a tutti noi, scritto da Agostino Pirella:

“Tutto è rimasto in gioco: dentro la fatica della trasformazione possiamo insieme ricordare e progettare, chiamare la psichiatria a dare le sue risposte migliori e non repressive, e difendere una autonomia del privato sociale costruita sulla responsabilità e il riconoscimento dei diritti”.

Torino, 7 novembre 2017

Anna Di Mascio

Responsabile Legacoopsociali Piemonte

Portavoce del Forum del Terzo Settore in Piemonte