Categorie
Eventi

Calendario Bottega delle Possibilità 2018

LA BOTTEGA DELLE POSSIBILITA’ 2018

 

(I corsi partono con raggiungimento minimo di 3 iscritti)

 

Corso di DISEGNO

 

  • Mercoledì 7 marzo (16 – 17);
  • Mercoledì 14 marzo (16 – 17);
  • Mercoledì 21 marzo (16 – 17);
  • Mercoledì 28 marzo (16 – 17);
  • Mercoledì 4 aprile (16 – 17);
  • Mercoledì 11 aprile (16 – 17);

 

Corso di TRUCCO

 

  • Mercoledì 14 marzo (17 – 18);
  • Mercoledì 28 marzo (17 – 18);
  • Mercoledì 11 aprile (17 – 18);
  • Mercoledì 2 Maggio (17-18);
  • Mercoledì 9 maggio (17 – 18);
  • Mercoledì 23 maggio (17 – 18);

 

Corso CUCITO

 

  • Venerdì 23 Marzo (10-11.30);
  • Venerdì 6 Aprile (10-11.30);
  • Venerdì 20 Aprile (10-11.30);
  • Venerdì 4 Maggio (10-11.30);
  • Venerdì 18 Maggio (10-11.30);
  • Venerdì 1 Giugno (10-11.30).
Categorie
Psichiatria

Processo Andrea Soldi

Processo per la morte da TSO

 

Mercoledì l’ALMM era in aula come Parte Civile a fianco della famiglia di Andrea.
Perché mai più nessuno sia considerato pericoloso a Se’ e agli altri.
Per affermare il diritto alla cura per tutti i Cittadini.
Perché sia abolita la contenzione e sostituita dalla Relazione Terapeutica.

 

Pubblichiamo l’articolo de “La Stampa” di giovedì 22 febbraio:

Categorie
Psichiatria

Convegno CGIL Funzione Pubblica “BUDGET DI SALUTE”

Convegno CGIL Funzione Pubblica “BUDGET DI SALUTE” – 31 gennaio 2018

ALMM Onlus – Dott.ssa Barbara Bosi

 

Un Progetto Terapeutico Riabilitativo Individualizzato con Budget di Salute rappresenta una modalità di reinserimento sociale di persone soggette a forme di esclusione. Progetto che muove, come la Psicologia di Comunità ci insegna introducendo, anni or sono, il concetto di Empowerment Psicologico e Sociale, dalla parte sana, dalle capacità residue e le abilità possedute e sospese dalla malattia. L’obiettivo primario è restituire possibilità di scelta, partecipazione e diritto di cittadinanza nel contesto sociale di riferimento.

Le numerose pubblicazioni sull’argomento individuano nel BdS un’alternativa al modello biomedico fondato sulla responsabilità centrale/contenitiva e rivolto ad un cittadino assistito/passivo, proponendo invece inclusione sociale e sussidiarietà.

Coinvolge vari attori di un territorio in un’ottica di coprogettazione, cogestione e condivisione delle responsabilità e delle scelte riabilitative. Rende possibile la partecipazione attiva delle persone al proprio percorso di cura, di riappropriazione dei diritti e delle libertà di scelta.

Si delinea dunque come uno strumento di attuazione dell’integrazione sociosanitaria e della presa in carico integrata, ponendosi tra gli obiettivi primari quello di far sì che una persona fragile possa identificarsi come soggetto attivo e produttivo.

Nel “Manuale pratico per l’integrazione sociosanitaria. Il modello del Budget di salute” scritto dal Dottor Starace nel 2011 troviamo questa definizione del BdS: “Una sintesi delle risorse economiche, professionali e umane necessarie per innescare un processo volto a ridare ad una persona, attraverso un progetto terapeutico riabilitativo individuale, un funzionamento sociale accettabile, alla cui produzione partecipano il paziente stesso, la sua famiglia e la sua comunità La caratteristica peculiare del BdS è di essere strutturato sui bisogni e per questo di essere flessibile e non legato ad un tipo particolare di servizio o ad uno specifico erogatore”.

Vi troviamo chiaramente espressa anche la condizio sine qua non: “la necessità di gestire l’estrema complessità originata dall’impegno di due sistemi – quello sociale e quello sanitario – centrati sulla stessa persona, che però non sono abituati a dialogare tra loro. Sistemi che hanno storie, culture, modalità di assessment e di intervento molto differenti”.

Citando poi Saraceno “la salute non coincide con la sanità. L’assistenza sanitaria incide solo per il 15% sul miglioramento dello stato di salute di una popolazione, mentre per ben l’85% sono i determinanti sociali (reddito, livello d’istruzione, ambiente di vita,alimentazione, attività lavorativa) a condizionare lo stato di salute delle persone. Di qui la necessità di ripensare la sanità, orientando ogni azione verso una costruzione sociale della salute”. (B. Saraceno, 2014).

In questa ottica, dunque, non stiamo parlando di un organo malato, ma di una persona con tutto il suo corredo di storia, valori, scelte e caratteristiche, che a causa di una disabilità psichica vede grandemente ridotte le proprie possibilità di esercizio dei diritti, primo tra tutti quello alla salute.

E stiamo parlando, a 40 anni dall’approvazione della Legge 180, del “ritorno al sociale”, del ruolo fondamentale del reinserimento nel territorio, del valore riabilitativo della casa e del lavoro. Stiamo parlando degli aspetti sociali della malattia mentale, della persona con disagio psichico che non è solo malata ma conserva una parte sana, del suo diritto alla cura, al lavoro, della lotta allo stigma e così via. Del necessario dialogo e confronto tra Enti, Servizi, erogatori di servizi, associazioni presenti sul territorio.

Come Associazione che da Cinquant’anni (dalla lectio magistralis di Basaglia in poi) tutti questi concetti da sempre sostiene e promuove, non possiamo che essere lieti di parlarne oggi apponendo un titolo nuovo a concetti fondanti il diritto alla salute di ogni Cittadino di uno Stato democratico.

Ne parliamo oggi qui, insieme, per individuare possibili percorsi di reinserimento sociale di operatori e pazienti che usciranno dal circuito psichiatrico residenziale (un 30% circa dei pazienti). Con la speranza di estenderlo ad un numero ben più rappresentativo di Cittadini in carico ai Servizi di Salute Mentale della Regione Piemonte.

Uno dei limiti del riordino della residenzialità psichiatrica piemontese è che interviene sulle strutture residenziali, ma nulla dice sui percorsi di sostegno alla domiciliarità, la rete di alloggi supportati, la formazione qualificata e il reinserimento lavorativo. A questo si somma la preoccupante riconversione prevista dalla DGR del 3 agosto 2017 – n. 73-5504 dei circa 600 posti letto delle Case di Cura, destinati fino ad oggi alla lungodegenza, a luoghi residenziali – riabilitativi. La specifica collocazione decentrata delle Cliniche e la loro strutturazione ci pare rappresentino una preoccupante inversione di rotta dal “ritorno al sociale” di cui oggi stiamo discutendo.

Ma tornando alla residenzialità psichiatrica e al suo riordino, l’assenza di una normativa su elementi quali la domiciliarità, gli alloggi assistiti, la formazione ed il lavoro, a quanto pare necessari all’attuazione del BdS, ha forse già contribuito in questi anni a rendere difficoltosa la dimissione dei pazienti dalle strutture residenziali, luoghi in cui si sono trovati a vivere per decenni, rendendoli più simili a luoghi di lungodegenza che luoghi con vere funzioni terapeutico riabilitative.

I progetti residenziali di questi 40 anni non si sono rivelati all’altezza delle aspettative: la percentuale di reinserimento nel tessuto sociale e di riacquisizione una casa o di un lavoro è molto bassa.

Riteniamo che gli strumenti di valutazione degli esiti degli inserimenti, la verifica degli obiettivi e la capacità terapeutico riabilitativa dei luoghi di cura non siano forse rientrati in un sistematico approccio di programmazione sanitaria quali assunti fondamentali per la verifica dell’efficacia di un sistema di cura, da cui consegue la possibilità di “pesare” i costi in funzione dei benefici.

Detto in parole semplici, comprendere se a tanta spesa corrisponde tanta salute, media salute, poca salute.

Il BdS si profila come una grande opportunità per le Persone che afferiscono ai Servizi di Salute Mentale della Regione se:

  1. Sarà avviato un costante e costruttivo dialogo tra sistema sanitario e sistema sociale, garantendo la continuità terapeutica e la rivalutazione della compartecipazione alla spesa per singolo progetto terapeutico riabilitativo;
  2. Saranno individuati e regolamentati i passaggi mancanti del percorso di riabilitazione psicosociale: assistenza domiciliare, alloggi supportati, formazione e lavoro;
  3. Saranno individuati degli strumenti efficaci di informatizzazione della cartelle cliniche (la storia clinica di una Persona) e di condivisione delle informazioni tra i vari attori coinvolti nel percorso di cura e riabilitazione;
  4. Saranno individuati strumenti di programmazione sanitaria per la salute mentale e strumenti di verifica degli esiti degli interventi;
  5. Saranno investite risorse (economiche ed umane) per i Servizi di Salute Mentale territoriali;
  6. Saranno investite risorse per la sensibilizzazione del territorio e per contrastare la rappresentazione sociale della malattia mentale che, ancora oggi, porta con sé concetti di pericolosità e paura;
  7. Saranno coinvolte le parti sociali in un vero processo di coprogettazione e cogestione attingendo a tutte le risorse della rete territoriale.

Ma ciò che riteniamo fondamentale è che si parta dalle Persone.

Ad oggi la libertà di scelta per chi ha un disagio psichico è stata riconosciuta solo a chi si trovi ad entrare in un circuito residenziale (ad oggi parliamo di 3000 persone su 50.000 persone in carico ai servizi piemontesi).

Ad oggi non è possibile decidere dove curarsi sul territorio o chiedere di cambiare il medico Psichiatra. Ad oggi non abbiamo chiaro quante Persone abbiano partecipato in modo attivo alla stesura e sottoscrizione di un progetto di cura individualizzato e quanti di loro ne abbiano ricevuto una copia.

Se di partecipazione attiva e diritti esigibili vogliamo parlare, dobbiamo chiederci quanto siamo disposti a considerare Cittadino anche chi da un poco di matto e chiederci se davvero siamo convinti che la follia non coincida, nelle nostre menti, con incapacità e inabilità.

Perché se davvero questo intendiamo fare dobbiamo essere disposti e avere il tempo per entrare in relazione con le Persone accogliendole, ascoltandole, individuando le loro capacità, la loro parte sana, scoprire i loro desideri e i loro progetti, accompagnarli nelle loro scelte. Convinti che nessuno possa scegliere il meglio per un’altra Persona me debba “aver cura” di quella Persona nel suo faticoso riappropriarsi del diritto a vivere insieme agli altri.

Certi, da sempre, che queste Persone abbiano pari diritto di vivere insieme a tutti gli altri. Altrettanto certi che non sia bastato abbattere le mura fatte di mattoni e sbarre alle finestre del Manicomio, ma che si debba continuare a smantellarne le pericolose tracce ancor oggi evidenti nelle menti di molti e nelle conseguenti prassi che rischiano di assolvere a funzioni di isolamento e controllo sociale della malattia mentale.

Franco Basaglia ha espresso questi concetti in molte sue conferenze e chiudo con le sue parole:

“Non potendo più escludere come problema il malato mentale, si tenta infatti ora di integrarlo in questa stessa società, con tutte le paure e pregiudizi nei sui confronti che l’hanno sempre caratterizzata, mediante un sistema di istituzioni che in qualche modo la preservi dalla diversità che il malato mentale continua a rappresentare.

Ora ci sono due strade da seguire: o decidiamo di guardarlo in faccia senza più tentare di proiettare in lui il male da cui non vogliamo essere toccati, considerandolo un problema che deve fare parte della nostra realtà e quindi non si può eludere, o affrettiamoci, come la nostra società sta già tentando di fare, a sedare la nostra ansia, erigendo un nuovo diaframma che aumenti la distanza, appena colmata, fra noi e fra loro, e costruiamo subito un bellissimo ospedale”

 

(F.Basaglia)

Categorie
Eventi

Corsi Bottega della Possibilità 2018

SONO APERTI I NUOVI CORSI

DELLA BOTTEGA DELLE POSSIBILITA’

 

DISEGNO        TRUCCO       CUCITO        FUMETTO

 

DISEGNO
TRUCCO
CUCITO
FUMETTO

 

Le lezioni avranno luogo il mercoledì pomeriggio, giovedì pomeriggio e venerdì mattina a settimane alterne.

ISCRIZIONI ENTRO FINE FEBBRAIO 2018

Per maggiori informazioni e prenotazioni:

Tel.: 011/835264 Email: gruppi@almm.it

 

I corsi si terranno presso la sede dell’Associazione Almm Onlus,

Via Vanchighlia 3, Torino.

 

Categorie
Psichiatria Residenzialità

Intervista a Barbara Bosi sulla DGR 29

Quale riordino della Residenzialità Psichiatrica?

Pubblichiamo l’intervista di Barbara Bosi, presidente dell’Associazione Lotta contro le Malattie Mentali, sulla D.G.R. 29.

CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE.

Categorie
Psichiatria

BUDGET DI SALUTE: discutiamone insieme

BUDGET DI SALUTE: discutiamone insieme

Convegno organizzato dalla CGIL Funzione Pubblica – 31 gennaio 2018, ore 9.30 – 14.00

Via Pedrotti 5, TORINO.

 

Categorie
Psichiatria

Tre morti sospette nelle comunità per malati psichici

Tre morti sospette nelle comunità per malati psichici: la procura apre un’inchiesta

 

Tre morti «sospette» in altrettante comunità psichiatriche. E soprattutto, in meno di sei mesi. E’ il contenuto di un esposto anonimo arrivato alla presidente dell’«Associazione per la lotta contro le malattie mentali» (Almm) Barbara Bosi e al consigliere regionale Gianluca Vignale (Msn), che ha reso noto il contenuto della lettera: portata in procura prima del fine settimana.

Estratto dell’articolo comparso oggi su “La Stampa” nella cronaca di Torino.

Qui il link all’articolo integrale: http://www.lastampa.it/2018/01/23/cronaca

Categorie
Psichiatria

Rubare alla Persone tutelate è un gesto ignobile!

Spesso ci siamo chiesti se il manicomio sia davvero chiuso e le vicende della psichiatria ci confermano, ancora una volta, quanto esso sia ancora oggi vivo e presente nella mente di chi, oggi come allora, spoglia dei propri beni Persone fragili ed indifese. Quelle stesse Persone delle quali ha in capo la tutela e alle quali dovrebbe garantire protezione e sicurezza.
Persone a cui nuovamente vengono sottratti beni anzichè investirli o utilizzarli a garanzia di una buona qualità di cura e vita.
Rubare è un reato, rubare a persone fragili ed indifese è un gesto ignobile.

Attendiamo l’esito delle indagini in corso per valutare quale posizione assumere in questa vicenda.

Categorie
Psichiatria

In ricordo di Agostino Pirella

Lo psichiatra Agostino Pirella, protagonista della rivoluzione psichiatrica italiana e presidente onorario di Psichiatria Democratica, è mancato il 30 ottobre a Torino all’età di 86 anni. Lo ricordiamo con uno scritto di Anna Di Mascio, Responsabile Legacoopsociali Piemonte e portavoce del Forum del Terzo Settore in Piemonte.

 

Mi è stato chiesto di scrivere in memoria del Prof. Agostino Pirella. Ho avuto il privilegio di lavorare con lui , a Collegno negli anni del superamento degli Ospedali Psichiatrici di Torino. Mi ha stupito leggendo gli articoli a lui dedicati, che si parlasse così poco della sua esperienza a Torino, anzi a Collegno e Grugliasco, per essere più precisi. Il prof. Agostino Pirella, dopo le esperienze che hanno preceduto la 180, venne chiamato dall’allora Consiglio di Amministrazione dell’Opera Pia degli OOPP , ad assumere la Sovraintendenza degli OOPP di Collegno e Grugliasco, comuni limitrofi all’area metropolitana della Città di Torino. Era il 1980 , Franco Basaglia stava giungendo al termine della sua vita e carriera professionale e il Prof. Pirella , dopo la importante esperienza di superamento del manicomio di Arezzo , fu chiamato a Torino, dall’allora Consiglio di Amministrazione e in particolare da Andrea Prele e Sandro Guiglia, ad assumere il ruolo di Sovraintendente degli OOPP di Torino. Erano anni di grande fermento sociale e culturale ,e Agostino Pirella era consapevole che la sfida che la 180 presentava, dopo le esperienze “dall’ospedale al territorio” nelle piccole città, si sarebbe dovuta affrontare nelle nostre metropoli.

Nel 1981, su Psichiatria/Informazione (Rivista dell’ASSOCIAZIONE LOTTA CONTRO LE MALATTIE MENTALI) scriveva:

“Siamo in un momento difficile per la riforma. Se ne esce con un salto di qualità, scegliendo bene il campo di intervento. Il tempo delle piccole esperienze è finito. Oggi, o si vince con risposte valide per tutti, o è il ripiegamento su tutta la linea. Vorrei riaffermare che il mio impegno è in questa direzione, e che Torino può essere un momento importante della linea complessiva. La Torino della FIAT, la Torino che, dopo aver sofferto il trauma della crescita disordinata e tumultuosa, ( di cui porta ancora segni visibili e concreti) deve sapersi organizzare come città vivibile, come matrice di nuova cultura, nella consapevolezza che la produzione sociale della coppia follia/emarginazione non è estranea al proprio specifico sviluppo”.

La Città di Torino era allora guidata da Diego Novelli, e quella fu una stagione di grande innovazione sociale, e all’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte sedeva Sante Bajardi, che diede incarico al Prof. Pirella di assumere la Direzione della Salute Mentale in Regione Piemonte. Agostino Pirella era un medico-psichiatra e un intellettuale lucido e appassionato che criticava profondamente quegli psichiatri i cui poteri professionali si esercitavano senza alcun rispetto dei diritti degli internati.

Se il superamento degli Ospedali Psichiatrici di Torino fu una esperienza importante portatrice di speranza , possibilità e nuove occasioni di vita per i degenti e gli ex degenti, come molte testimonianze raccontano, lo dobbiamo anche al Prof. Pirella. Quando nel 1992 scrisse l’introduzione al libro de La Nuova Cooperativa “ Volevamo soltanto cambiare il mondo” intitolò l’articolo : “ dal sistema psichiatria al campo sociale”, per segnare quella traiettoria e percorso che portava dal dentro al fuori , dove per sistema psichiatria si intendeva il sistema manicomiale.

“Favorite dalle nuove norme per il superamento delle strutture manicomiali , si andavano realizzando esperienze di autonomia a molti livelli, che possono essere interpretate contemporaneamente come crisi del sistema psichiatria , aggiornamento del residuo arcaico dell’istituzione e ingresso nel campo sociale di un nuovo soggetto”.

Era lui stesso nel suo ruolo di Sovraintendente e Direzione del processo di superamento a favorire quelle norme, ponendo la sua firma sugli atti amministrativi . Il Prof. Pirella ebbe un ruolo fondamentale nel supportare la discesa in campo di un nuovo soggetto sociale: La Nuova Cooperativa , cooperativa integrata, di soci (ex degenti) lavoratori, e altre cooperative che in mezzo a difficoltà e contraddizioni sono state l’asse portante del superamento degli Ospedali psichiatrici di Torino, i cui operatori e imprenditori sociali sono stati portatori di una cultura che si contrapponeva all’istituzione totale “manicomio” e sosteneva i diritti “negati” delle persone. I nostri slogan di allora, condivisi da tutti noi che si incontravano dalla parte di chi voleva superare e cancellare l’esperienza manicomiale erano “casa, lavoro, appoggio terapeutico”. Il Coordinamento Comunità, il Centro Sociale Franco Basaglia, il Progetto handicap, a Grugliasco l’Associazione Primavera “85 , Stalker Teatro, tante le esperienze realizzate.

Grazie alla presenza e nascita di cooperative che dopo il 1991 con la legge 381, si definiranno sociali , che Pirella sostenne insieme all’allora Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, e alla Città di Torino, si poté operare quel rovesciamento del paradigma della follia che vedeva il matto come persona pericolosa, da isolare, da contenere, emarginare e non invece da “curare” con rispetto e attenzione fuori dai “muri”. Le cooperative sociali di Torino, La Nuova Cooperativa, Il Margine, Il Sogno di Una Cosa, Chronos, Progest, Progetto Muret, ed anche la Cooperativa Stalker Teatro tuttora vive e presenti in città, ancora possono testimoniare questa storia. Tante altre esperienze di cooperative sociali, associazioni di utenti, di Enti di Terzo Settore come si dice oggi, sono nate e si sono orientate e continuano a seguire quella traiettoria, dal “sistema psichiatria al campo sociale”.

Alla luce di cosa sta succedendo oggi in Piemonte sulla nuova riorganizzazione per la residenzialità psichiatrica, che vede un forte conflitto tra le cooperative sociali, le Associazioni dei familiari e parenti psichiatrici, i Comuni da una parte e la Regione Piemonte con il suo Assessorato alla Sanità dall’altra, concludo questa riflessione con quest’ultimo pensiero, che è un invito a tutti noi, scritto da Agostino Pirella:

“Tutto è rimasto in gioco: dentro la fatica della trasformazione possiamo insieme ricordare e progettare, chiamare la psichiatria a dare le sue risposte migliori e non repressive, e difendere una autonomia del privato sociale costruita sulla responsabilità e il riconoscimento dei diritti”.

Torino, 7 novembre 2017

Anna Di Mascio

Responsabile Legacoopsociali Piemonte

Portavoce del Forum del Terzo Settore in Piemonte

 

Categorie
Eventi Psichiatria

X Convegno Nazionale SPDC No Restraint – Carpi, 26-27 ottobre 2017

Il X Convegno Nazionale SPDC No Restraint, organizzato a Carpi il 26 e 27 ottobre 2017, è stata una preziosa occasione di confronto tra numerose realtà di cura nazionali fondate sul principio della libertà, delle porte aperte e del rifiuto della contenzione meccanica.

La nostra Associazione è stata invitata a partecipare alla Tavola Rotonda dal titolo “Responsabilità Professionale e Posizione di Garanzia” a cui hanno partecipato il Professor Stefano Canestrari, l’Avvocato Michele Capano e il Dottor Luca Cimino (Tutte le relazioni sono visibili su YouTube).

La relazione “Matti da legare o Cittadini da curare?” che abbiamo presentato ha l’obiettivo di illustrare il tema della posizione di garanzia in psichiatria dal punto di vista di una Associazione che, da cinquant’anni, si occupa di difendere i diritti delle Persone con disagio psichico: una posizione, la nostra, a garanzia dei Diritti di tutti i Cittadini.