Storia ALMM


Storia

1967 – organizzazione in collaborazione con gli studenti della Facoltà di Architettura di Torino, della prima mostra fotografica sulle condizioni di vita dei ricoverati negli OO.PP.

1969 – stesura della prima “Carta rivendicativa dei diritti dei ricoverati negli OO.PP”. In essa si affermò la possibilità di fruire di una reale difesa civile, penale e amministrativa, grazie all’azione di un organo di controllo appositamente costituito e composto da cittadini non appartenenti alla pubblica amministrazione.Quale risultato di un’assemblea tenuto all’Ospedale di Collegno, nacque la Commissione di tutela delle condizioni di vita e di lavoro dei ricoverati, composta da trentacinque cittadini i quali si conquistarono il diritto di entrare in ospedale psichiatrico, in qualunque momento, per esercitare quello che per la prima volta era davvero un controllo di base su un’istituzione totale.

ottobre ’69 – inizia l’attività della Commissione di tutela che effettua visite periodiche all’interno dei reparti dell’ O.P.

novembre ’69 – l’Associazione organizza, insieme alla CGIL, un convegno sul rinnovamento dell’assistenza psichiatrica; pubblicazione del documento: “Rinnovamento dell’assistenza psichiatrica”.

1970 – continuazione dell’attività della Commissione di tutela per l’umanizzazione del manicomio e la sua deistituzionalizzazione. L’Associazione denuncia all’ Espresso la “terapia” cui sono sottoposti i bambini ricoverati a Villa Azzurra.

1971 – pubblicazione de “La fabbrica della follia”. Relazione sul manicomio di Torino – edita da Einaudi – finalizzata ad una prima denuncia articolata sulla situazione dei degenti ricoverati all’O.P. di Collegno.

1972 – pubblicazione del pamphlet “Una falsa alternativa alla Fabbrica della follia” e del documento: “Attività. Obiettivi e programmi 1968/’72”.

1973, 1974 – in collaborazione con l’Amministrazione provinciale, partecipazione alla Commissione tecnico-organizzativa per la ristrutturazione del settore psichiatrico e alla Commissione paritetica creta per la discussione e l’attuazione del Protocollo aggiuntivo.

1975 – pubblicazione del volume: “Portami su quello che canta” documento-denuncia sul processo Coda. Dibattito alla Camera del Lavoro sul tema Situazione dell’assistenza psichiatrica a Torino e pubblicazione della relazione introduttiva. Partecipazione al monitoraggio ai corsi di formazione per gli infermieri psichiatrici. Smantellamento del reparto B4 di Grugliasco e sua trasformazione in Comunità terapeutica.

1978, 1979 – pubblicazione del documento Alternative astratte e manicomio reale. Verifica delle quantità e qualità dei servizi esterni all’O.P. e pubblicazione della ricerca: “Studio sulla prima applicazione della Legge 180 in relazione all’attuazione del Servizio Sanitario Nazionale.  Le Comunità ospiti negli OO.PP. di Torino” effettuata su incarico della Regione Piemonte.

1980 – Assemblea generale con tutti i pazienti dell’O.P. di Grugliasco, per elaborare una nuova modalità per la rilevazione dei loro veri bisogni, consolidando il passaggio da una categorizzazione medica a una categorizzazione psico-sociale, affinché gli eventuali spostamenti all’O.P. di Collegno avvengano seguendo una modalità di “gruppo terapeutico”, anziché “individuale”.
Avviamento del Centro di Documentazione in materia psichiatrica con lo scopo di affiancare all’attività pratica dei volontari, in favore dei pazienti psichiatrici e delle loro famiglie, un lavoro di ricerca culturale e scientifica. In questi anni il centro si è prefisso l’obiettivo di raccogliere, ordinare, conservare e divulgare il materiale documentario e archivistico cui è affidata la memoria storica della psichiatria piemontese e italiana. Non solo: questo materiale è stato arricchito da collezioni di riviste straniere altamente specialistiche non altrimenti reperibili nei normali circuiti bibliotecari.
Dal 1981 al 1989 esso ha prodotto una rivista trimestrale, “Psichiatria/Informazione” che, oltre alle normali pubblicazioni, ha curato ricerche importanti.
La documentazione di cui “Psichiatria/Informazione” dispone è consultata in modo continuativo dagli studenti della Facoltà di Psicologia e delle Scuole Professionali per Educatori e Assistenti Sociali. Rappresenta quindi una fonte di informazioni e nel contempo un crocevia di esperienze, un punto di elaborazione e di diffusione culturale che dal campo della salute mentale si apre alla vita sociale e quotidiana, alla riflessione su convivere solidarmente con il disagio.

1981 – studio sulla prima applicazione della Legge 180, in relazione all’attuazione del Servizio Sanitario Nazionale. Organizzazione del convegno: “La Metropoli e la vita mentale”. Controllo e verifica dei progetti per il superamento degli OO.PP.

1984 – pubblicazione dei numeri unici: “Cassa integrazione e malattia mentale”.

1985Reti sociali e disagio psichico.

1987 – L’Associazione promuove un coordinamento di tutte le forze coinvolte nella Riforma Psichiatrica. Con “Psichiatria Democratica” istituisce un gruppo di lavoro che si riunirà con cadenza quindicinale all’interno dell’O.P. Esso sarà costituito dalla stessa A.L.M.M., dal “Progetto Torino”, dalla Cooperativa “Il Margine”, dalla Cooperativa “La Nuova”, dalla Cooperativa “Il sogno di una cosa”, dal “Coordinamento Comunità” e da tutti gli operatori impegnati nella riforma. A livello istituzionale l’Associazione partecipa ai gruppi di lavoro organizzati dal Comune di Torino e dalle forze politiche interessate per valutare la risistemazione dell’organizzazione dei servizi. Per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e in occasione della presentazione degli atti del Convegno Disoccupazione, cassa integrazione e salute mentale, si concretizza una manifestazione in cui verrà pubblicizzato l’appello ai familiari e cittadini sensibili ai problemi della sofferenza psichica, steso dal “Coordinamento nazionale di familiari e cittadini per la riforma psichiatrica”. L’ U.S.L. 1/23 dà all’A.L.M.M. il mandato di avviare la ricerca di educazione sanitaria Il pregiudizio nei confronti della malattia mentale e l’utilizzazione del sociodramma come strumento di educazione dei giovani tra i quattordici e diciotto anni. Gli interventi saranno programmati nelle scuole tecniche della V° Circoscrizione. La Scuola per Educatori Specializzati F.I.R.A.S. ha richiesto all’Associazione un corso di lezioni rivolte agli allievi del terzo anno sul tema “Dal manicomio al servizio territoriale: breve percorso in psichiatria”.

1989 – attività di consulenza per le famiglie dei disagiati psichici, realizzata da una qualificata assistente sociale. Gruppo di auto-aiuto per genitori di persone problematiche, con la presenza di due conduttori. Attività di conoscenza, controllo ed eventuale denuncia delle situazioni di disagio per gli ospiti all’interno dell’area socio-sanitaria di Collegno (U.S.L. 24), portata avanti con visite quindicinali da parte di un gruppo di giovani volontari (Commissione di tutela). Ricerca sul disagio giovanile in quartieri difficili, condotta a dibattiti e incontri con i responsabili della sanità e dell’assistenza su temi riguardanti la psichiatria a tutela dei diritti degli utenti.

1990 al 1992Gruppo di auto-aiuto – rivolto ai familiari dei pazienti psichiatrici, condotto da un tecnico e supervisionato da un professionista. Esso ha avuto come scopo sia di rendere espliciti i precari equilibri familiari-pazienti legati alla patologia psichiatrica, sia di orientare i parenti nel sostenere situazioni particolarmente ansiogene. Gruppo di intrattenimento per pazienti giovani  gestiti sul territorio – il problema di questa fascia giovanile lontana dalla scuola e dal lavoro, è rappresentato dalla mancanza di rapporti e da un isolamento progressivo, sicuramente negativo. Questo viene tenuto bisettimanalmente ed orientato e sostenuto oltre che dai volontari dell’Associazione anche da educatori. Tale iniziativa permette ai familiari di essere alleggeriti da un peso quotidiano faticoso e, ai giovani sofferenti, di avere un incentivo ad uscire dall’isolamento. Gruppo di studio sui diritti del malato – la proficua collaborazione con i giuristi torinesi, con l’Università di Trieste e con il Comitato Europeo Diritti Etica e Psichiatria francese, ha portato alla costituzione di un CEDEP italiano ed alla presenza della nostra Associazione al Convegno svoltosi l’11/12/1991 sui diritti del malato di mente. Gruppo di intrattenimento per pazienti giovani gestiti sul territorio – le problematiche inerenti la socialità ed il recupero di questi soggetti ha visto l’Associazione impegnata nel progetto di apertura di un Centro Sociale.

1993 – Anno di intense iniziative per l’Associazione e cioè: counselling a parenti e pazienti, caratterizzato da una riunione settimanale di gruppo coordinata da uno psicologo; advocacy e ascolto quotidiani per rispondere alle molteplici richieste d’aiuto; sostegno all’attività dell’U.S.L. To 1, con l’organizzazione di un gruppo di auto-aiuto per soggetti “distimici”, anche questo a cadenza settimanale e coordinato da un operatore; attivo ancora oggi. Organizzazione con la stessa cadenza, di un gruppo di arte-terapia destinato a pazienti ed ex pazienti delle A.S.L. di Torino (con progetto terapeutico integrato), tirocinanti psicologi, laureandi in psicologia e tesisti, operatori sociali in formazione (ex. educatori professionali) che desideravano fare un’esperienza personale di linguaggio analogico; anch’esso tutt’ora attivo con cadenza quindicinale. Riordino e costante aggiornamento del Centro di Documentazione Psichiatria/Informazione, integrato con l’istituzione di un servizio stampa. Sul piano nazionale, concorso alla nascita della U.N.A.Sa.M (UNIONE NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI PER LA SALUTE MENTALE), che raccoglie le adesioni dei rappresentanti di quasi tutte le regioni italiane, con lo scopo di condurre la battaglia in difesa delle persone disagiate in modo più incisivo. Sul versante regionale contributo alla fondazione del C.A.R.M.A. (COORDINAMENTO ASSOCIATIVO REGIONALE DI MUTUO AIUTO), un’associazione composta principalmente da utenti ed ex utenti. Il neonato organismo trova presso l’ A.L.M.M. la sua sede naturale.

1996 – Apertura della LINEA DI ASCOLTO PSICOLOGICO, iniziativa che più ha coinvolto l’Associazione in quest’anno. Con l’A.S.L. 1 di Torino è attivata una linea telefonica per consentire a tutte le persone che ne sentono la necessità, di essere ascoltate nelle ore in cui i servizi sono chiusi. Questo ha dato la possibilità ed ancora la darà in seguito non solo di capire il numero delle persone sofferenti ed i loro problemi, ma soprattutto di raggiungerli nelle ore serali in cui maggiormente si manifestano crisi ansiogene e disturbi psicologici. Il servizio è attivo dalle ore 17 alle ore 23 e si giova della partecipazione di neolaureati psicologi per i quali si è provveduto ad un corso di formazione ed alla loro supervsione.

1997 – L’Associazione, quale rappresentante dei parenti, è chiamata a far parte dei Gruppi di Studio, sia per il monitoraggio e la verifica della chiusura degli ospedali psichiatrici, sia per il controllo della messa a regime dei Dipartimenti di Salute Mentale. Aderisce al Forum del terzo settore –no profit, e concorre alla costituzione del Centro di Servizi UNIVOL a fronte dell’impegno che la uova legge sulle O.n.l.u.s. impone sia in materia fiscale sia rispetto ai nuovi progetti di prevenzione nazionali e internazionali. Prosegue l’attività di sostegno psicologico in collaborazione con l’U.S.L. 1. Sempre in questo anno, fin giungere al 2000, si costituì a Torino un coordinamento fra Associazioni di familiari di persone portatrici di disagio psichico e Servizi di Salute Mentale che si occupano della loro assistenza e cura; da tale sinergia fu gradualmente possibile dar vita alla Consulta della Regione Piemonte per la Salute Mentale. In seguito ad una serie di riunioni furono coinvolte: l’ASL 1 (promotrice della ricerca), le ASL 3-4-6-7-8 e 9 per quanto riguarda il territorio di Torino e Provincia; per l’area rurale aderirono le ASL di Biella, Novara e Vercelli. Le Associazioni facenti parte della Consulta furono: Per contare di più (Biella), Associazione AVAP di Verbania, l’ALSP di Novara e ISPAM di Borgomanero.. In Torino e Provincia furono coinvolte nella ricerca l’associazione DI.A.PSI. di Chiasso, Ciriè e Torino, l’A.L.M.M. di Ivrea e l’Associazione per la Lotta contro le Malattie Mentali di Torino, tutti soggetti facenti parte del Piemonte Nord. Infatti, le province di Asti, Cuneo ed Alessandria non furono presenti in questa ricerca. Dopo una serie di incontri si giunse alla stesura del “protocollo di ricerca” all’interno del quale furono precisati gli obiettivi e le metodologie, al fine di giungere alla formazione di un campione rappresentativo di utenti e alla strutturazione di incontri formativi rivolti alle famiglie. Ciò che sarebbe alla base e fonderebbe questa consulta è rintracciabile nella convinzione comune che non sarebbe possibile una piena ed adeguata assistenza alle persone con sofferenza psichica se non si realizza una reale ed articolata collaborazione fra Associazioni di familiari e operatori, tenendo conto delle rispettive situazioni e competenze, nel rispetto e nell’interesse degli utenti e dei familiari. Le difficoltà pratiche e psicologiche riferite dai familiari dei pazienti psichiatrici, e da essi attribuite alla convivenza con tali pazienti, vengono comunemente definite carico familiare. Obiettivi della ricerca: misurare il rapporto esistente tra il carico familiare e le risposte (passate e presenti) del Servizio Psichiatrico e le altre risorse locali extrafamiliari. Verificare se il carico familiare ed il rapporto con il Servizio si modificano in funzione del contesto: rurale, urbano, metropolitano. Individuare quali fossero le reali richieste da parte dei Servizi, avrebbe potuto sviluppare una più adeguata rete di sostegno a pazienti e famiglie, migliorando in tal modo il servizio offerto, adeguandolo alle richieste avanzate da parte di coloro che ne usufruiscono; si sottolinea avrebbe potuto, perché in realtà di questa ricerca non si giunse mai ad una conclusione.

1998 – Anche questo è stato un anno di grande impegno. La presenza dell’Associazione nel Gruppo di Studio Regionale per il monitoraggio e la verifica della chiusura del OO.PP., sia nel gruppo di studio per il controllo dell’effettivo avvio di Dipartimenti di Salute Mentale sul territorio, le permette ancora una volta di essere impegnata nella tutela dei diritti di chi deve essere trasferito alle A.S.L. di competenza, nel controllo dei progetti personalizzati e della loro reale concretezza, nella verifica della costituzione dei Dipartimenti.

2000 al 2001 – Si costituisce, in collaborazione con Asl 2 e altre associazioni, un tavolo interistituzionale in preparazione alla progettazione di EQUAL: asse occupabilità.

2001 al 2004 – Progetto ALPHAVILLE per gli inserimenti lavorativi-valorizzazione-occupabilità, presentata in partnership tra Asl, Associazioni e Cooperative Sociali del territorio, su bando regionale. Nell’arco di questo triennio l’A.L.M.M. si occupa anche di prevenzione primaria sul territorio, con la messa in opera di IntegraMente: intervento di rete nelle scuole, progetto triennale che si è potuto creare grazie al prezioso contributo della Compagnia di San Paolo – Torino. Gli obiettivi dell’intervento possono essere esplicati nei seguenti punti:

♦    Educazione all’interculturalità:
– prevenire e contrastare  la formazione di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e culture differenti
– promuovere un concetto di diversità come fonte di arricchimento reciproco
– aiutare gli alunni a integrarsi in modo responsabile nella vita della collettività, stimolandoli allo sviluppo sul piano sociale, affettivo e psicofisico
♦    Prevenzione del disagio psicologico:
– promuovere occasioni di dialogo nel concreto quotidiano dei rapporti interpersonali all’interno del gruppo classe, sviluppando l’attenzione all’ascolto dell’altro
– stabilire tra gli studenti relazioni positive instaurando un clima di rispetto e fiducia reciproca
– prevenire situazioni a “rischio” di devianza attraverso l’offerta di uno spazio di ascolto e di riconoscimento ai segnali di disagio legati ai percorsi evolutivi individuali
– seguire le difficoltà dell’adolescente a comprendere la realtà e a rapportarsi con essa, per permettergli di definire se stesso in rapporto agli altri
– sostenere l’elaborazione che il ragazzo fa del proprio mondo fisico e sociale allo scopo di permettere l’individuazione e l’auto-riconoscimento di sé.

2004 al 2005 – Progetto “Il Bandolo” per aiutare le persone che vivono un disagio mentale e i loro familiari. Un progetto di rete al quale partecipano le quattro Aziende Sanitarie Locali torinesi e Associazioni di volontariato con l’intervento organizzativo e finanziario della Compagnia di San Paolo. Continua il progetto di prevenzione primaria sul territorio IntegraMente, intervento di rete nelle scuole con il contributo di Idea Solidale e della Compagnia di San Paolo.
Conclusione del Progetto ALPHAVILLE per gli inserimenti lavorativi. Ripresa della pubblicazione della rivista “Psichiatria/Informazione” a cura dell’associazione A.L.M.M. con la collaborazione della Casa Editrice Zamorani.